Forse è un’occasione per ragionare…..

Giovedì 24 marzo Treviso incontrerà Laura Boldrini, la Portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (vedi allegato invito).

L’evento cade in un momento drammatico per quanto sta accadendo nel Magreb e nel Bacino del Mediterraneo, ma non solo (vedi le notizie provenienti dalla Costa d’Avorio, dove incombe una guerra civile che sta mettendo in fuga centinaia di migliaia di persone in cerca di rifugio verso la Liberia e il Ghana e gli altri scenari di conflitto presenti nel Pianeta).

La giornata trevigiana di Laura Boldrini è articolata in tre momenti:

- ore 11 presso il Liceo da Vinci incontro con gli studenti (il convegno è aperto ai genitori e alla cittadinanza)

- ore 17 presso la storica Libreria Marton Ubik a Treviso (Corso del Popolo, 40), presentazione del suo libro “Tutti indietro”

- ore 20.30 presso il Collegio Pio X a Treviso dialogo tra Laura Boldrini e Adel Jabbar, sociologo dei processi migratori e comunicazione interculturale, RES Trento, sul tema

“CLANDESTINI, IMMIGRATI, RIFUGIATI:

l’Italia e l’Europa tra diritto, paura e solidarietà”

Consigliamo a tutti la lettura del libro di Laura Boldrini “Tutti indietro” (ed. Rizzoli) il cui ricavato sarà interamente devoluto a finanziare borse di studio per ragazzi afghani rifugiati in Italia.

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Se non ora quando?

Anche nel profondo Nord/Est, indifferente e granitico, qualcosa si muove.

Comunicato dei promotori dell’iniziativa:

Domenica 13 Febbraio a Follina

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione
che si
è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato all…o scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono.
Hanno considerazione e
rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
(…)
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia
assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? È il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

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Omaggio a John Lennon, nel trentesimo della scomparsa

Di Mao Valpiana
Direttore di Azione nonviolenta

La storia non si fa con i se. Lo sanno tutti. Ma io oggi un se ce lo voglio mettere.
Cosa sarebbe accaduto se quella maledetta sera davanti al Dakota Building l’assassino non avesse sparato i suoi cinque colpi mortali.
Se l’eroe di Piazza Tien An Men avesse avuto una canzone dedicata, se il muro di Berlino fosse stato abbattuto con un concerto, se le bare dei soldati americani di ritorno dall’Afghanistan fossero accolte da una nuova colonna sonora. Possiamo anche immaginare un evento straordinario con in Fab4 riuniti per la causa tibetana, o una performance artistica a Bagdad.
Forse oggi la pace avrebbe una possibilità in più se lo spirito di Nutopia non fosse stato soffocato.

John Lennon dopo l’unione con Yoko Ono e la separazione dai Beatles si trasferisce a New York, città che ama moltissimo, nella quale si trova a proprio agio “per il modo di vivere e di pensare”. Negli Stati Uniti John ha molti amici, e viene subito introdotto negli ambienti intellettuali e radicali americani. Partecipa anche alla vita politica del paese, coinvolgendosi in manifestazioni, concerti, iniziative pubbliche. Il governo non gradisce quella presenza, troppo visibile, troppo chiassosa, troppo scomoda.
La CIA inizia a raccogliere un dossier su Lennon, per raccogliere le prove e documentare un presunto antiamericanismo dell’ex beatle. Lennon fa dichiarazioni contro la guerra del Viet Nam, contro l’industria bellica, le spese militari, la politica imperialista, partecipa attivamente al movimento per la pace, anche con sostanziosi finanziamenti. Compone Power to the people che
diventa patrimonio del movimento. Per fare gli auguri di Natale fa riempire le città americane e le principali capitali del mondo con giganteschi manifesti con la scritta “War is over” (“la guerra è finita – se tu lo vuoi”, firmati “con amore, John e Yoko, da NY”).

A tutti i capi di Stato invia una ghianda, dicendo loro di sotterrarla e guardare la crescita della quercia, così l’idea della pace gli sarebbe entrata in testa e non avrebbero avuto il tempo per dichiarare una guerra. Insieme a Yoko compra intere pagine dei giornali americani per pubblicare i loro pensieri pacifisti.
Quando le autorità gli negano il visto per il permesso di soggiorno, fra Mister Lennon e il governo USA, inizia una lunga battaglia legale. Nixon stesso dà l’ordine di allontanarlo: è un “indesiderato”. Durante la campagna elettorale, in ogni angolo d’America dove c’è un’iniziativa
elettorale con Nixon, lì John organizza un concerto rock di protesta contro la guerra che attira migliaia di giovani invitati a disertare la manifestazione del partito repubblicano.

Lennon è l’unico baronetto del regno britannico a restituire il titolo alla Regina per protestare contro il coinvolgimento dell’Inghilterra nel commercio mondiale delle armi. Il viaggio di nozze con Yoko diventa un’occasione per promuovere la pace nel mondo, inventando il “bed in”: una settimana in un letto d’albergo, la numero 702 dell’Hilton di Amsterdam, lui e Yoko, a rilasciare interviste a giornali di tutto il mondo sul tema della pace e contro le guerre. L’evento ha successo, e viene ripetuto nella suite 1742 del Fairmont Queen Elizabeth Hotel di Montréal, dove viene composta la canzone Give Peace a Chance.

Un giorno John Lennon convoca una conferenza stampa e si dichiara ufficialmente ambasciatore di Nutopia, un “paese concettuale” senza confini, senza passaporti, senza religioni. La bandiera di Nutopia è un fazzoletto bianco, e l’inno internazionale è inciso nell’album Mind Games: una traccia muta con 5 secondi di silenzio. John prende molto sul serio l’impegno per Nutopia. Per diventare cittadini di Nutopia bisogna aderire alla sua Costituzione, che è il testo della canzone Imagine (Immagina che non esistano frontiere, niente per cui uccidere o morire).
Tutti i cittadini di Nutopia sono suoi ambasciatori nel mondo.
L’ambasciata di Nutopia è al numero 1 di White Street a New York, e John chiede all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di riconoscere il paese di Nutopia. C’è anche la data di fondazione per Nutopia, il primo aprile del 1973.

È morto l’ 8 dicembre di trent’anni fa, ammazzato con cinque colpi di pistola. Un fan squilibrato, si è detto. L’inchiesta venne chiusa troppo in fretta, ma molti di noi pensano che dietro all’assassinio ci sia stato un complotto dei servizi segreti per eliminare un leader troppo
scomodo. Al suo funerale c’era una folla incontenibile, avvolta nella sensazione che il sogno era davvero finito. Lo sparo di un “folle” e un funerale imponente: proprio com’era accaduto per il mahatma Gandhi e per Martin Luther King.

Lennon è stato un buon amico della nonviolenza: “Per me vale ancora quello che ho scritto in Revolution, quelle parole esprimono bene ciò che provo tutt’ora nei confronti della politica. Non contate su di me se di mezzo c’è la violenza. Non aspettatevi che salga sulle barricate se
non con un fiore. Se vuoi la pace non la otterrai mai con la violenza. L’unico sistema per assicurare una pace durevole è cambiare la nostra mentalità: non c’è altro metodo. I fini non giustificano i mezzi. La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne
coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadrà.

Quello che resta oggi è soprattutto nella sua immagine, nel suo volto con lo sguardo ironico e malinconico, dal quale scaturiscono musica, parole ed energia dispensate a tante generazioni.

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Bilanci di Giustizia

Sabato scorso c’è stato l’incontro mensile del gruppo di Pordenone dei Bilanci di Giustizia. Questi gruppi sono l’espressione locale di una campagna chiamata appunto Bilanci di Giustizia, lanciata nel 1993 da Beati i Costruttori di Pace e rivolta alle famiglie, intese come soggetto micro-economico, che fanno riferimento allo slogan “Quando l’economia uccide bisogna cambiare!”. Obiettivo delle famiglie è modificare secondo giustizia la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana. Parlare di “giustizia” è impegnativo, perché suppone un orizzonte etico condiviso in buona parte ancora da costruire, ma la sfida è proprio quella di combattere l’invadenza e lo strapotere della “razionalità economica” a partire dal carrello del supermercato e dallo sportello di una banca. Da qui l’adesione convinta al consumo critico e alla finanza alternativa (MAG e Banca Etica) a favore di uno sviluppo che risulti sostenibile per i poveri del pianeta, per il pianeta stesso e – perché no – anche per noi. Ciò che però contraddistingue Bilanci di Giustizia è l’idea che questi obiettivi si possano realizzare efficacemente solo insieme, in modo organizzato, mediante una comunicazione costante e un’azione comune. Lo strumento ideato sia per “auto-misurare” il proprio impegno che per socializzarlo nel movimento e all’esterno, in funzione politica, è quello del bilancio familiare; lì si rendono visibili e si quantificano i cambiamenti effettuati nelle scelte economiche. .. Obiettivo principale della campagna è sperimentare, con un consistente numero di nuclei familiari, le possibilità di “spostamento” da consumi dannosi per la salute, per l’ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate. Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un’etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base ad analisi non superficiali e a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono più ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo spesso irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole.
..
Dal 1996 la campagna ha avviato una forte collaborazione con il Wuppertal Institute (Istituto per il clima, l’ambiente e l’energia della Germania) e le indicazioni fornite dall’Istituto hanno costituito per la campagna una importante conferma della significatività degli obiettivi e delle metodologie adottate e l’hanno spinta a rafforzare la “sperimentazione” di uno stile di vita sobrio.

per saperne di più

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Gaia va col Piedibus!

Esiste nel nostro Comune una bella esperienza che coniuga i principi della cittadinanza attiva e i benefici (prima di tutto per la salute) della mobilità lenta: è il Piedibus!

Che cos’è il Piedibus?

“Il Piedibus è il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola. Il Piedibus è un autobus che va a piedi, è formato da una carovana di bambini che vanno a scuola in gruppo, accompagnati da più adulti, gli “autisti” davanti e i “controllori” che chiudono la fila.

Il Piedibus, come un vero autobus di linea, parte da un capolinea e seguendo un percorso stabilito raccoglie passeggeri alle “fermate” predisposte lungo il cammino, rispettando l’orario prefissato.

Il Piedibus viaggia col sole e con la pioggia e ciascuno indossa un gilet rifrangente oppure un poncho per la pioggia. Lungo il percorso i bambini chiacchierano con i loro amici, conoscono i loro paesani, imparano l’educazione stradale e si guadagnano un po’ di indipendenza.”

A Francenigo il Piedibus è entrato in funzione nel 2007, aderendo da subito al progetto territoriale della ULSS 7 del Veneto. A Gaiarine l’esperienza è iniziata nel 2008.
Gli adulti partecipanti sono familiari e non, che considerano questa iniziativa positiva per tutta la comunità e si mettono a disposizione con la convinzione di contribuire al miglioramento della qualità della vita del paese. Ed è già percepibile la diminuzione del numero di automobili che intasano quotidianamente i piazzali antistanti le scuole primarie.

Il piedibus è reso possibile dalla buona collaborazione tra cittadini (riuniti in uno specifico comitato), Comune (che predispone le strutture necessarie) e ULSS (che coordina e finanzia il progetto, attingendo a finanziamenti europei).

Il piedibus è una soluzione concreta che, dal basso, affronta i problemi creati dal traffico veicolare, troppo spesso (ed erroneamente) considerati insormontabili. Ma soprattutto costituisce una irrinunciabile esperienza educativa, che permette ai nostri figli di crescere senza dipendere troppo dall’automobile.

L’iniziativa può crescere ed è aperta alla partecipazione di tutte/i le/gli interessati.

Prendete anche voi il Piedibus!

Questo post è stato scritto con la collaborazione di Omar Foltran del Comitato Piedibus di Francenigo.

[1] V. www.piedibus.it

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Pannolini lavabili

Dalla delibera di Giunta Comunale n. 42 del 17/02/2005
Relazione dell’Assessore all’ambiente:
“Nel Comune di Rosà ormai da dieci anni viene svolta la raccolta differenziata spinta. ….
I rifiuti, dal 1995 ad oggi, sono riciclati per oltre il 50% del loro peso. Se esaminiamo le quantità di rifiuti che ancor oggi vengono avviati a smaltimento definitivo (i così detti rifiuti secchi ed indifferenziati) noteremo come la quantità sia comunque ancora molto alta…
Prevenire la produzione dei rifiuti è un’azione che può essere attuata e che costa poco in termini economici, ma un po’ di più in termini d’impegno almeno fintantoché le nostre abitudine non si saranno conformate a nuovi modi di comportamento.
Per ridurre la quantità di rifiuti, di imballaggi e di beni durevoli si può agire “dal basso”, decidendo di acquistare e consumare in modo critico.

L’uso di pannolini “usa e getta” si rivela fonte importante di rifiuti di origine urbana e sanitaria.

I pannolini usa e getta sono altamente inquinanti. Non solo sono difficilmente smaltibili (in natura necessitano di circa 500 anni per decomporsi), ma hanno una grande impronta ecologica perché già all’atto della produzione consumano molte risorse naturali (energia, acqua, polpa di legno). Inoltre la loro produzione necessita di ingenti quantità di prodotti chimici (plastica, idrogel, ecc).
Nonostante le apparenze, i pannolini usa e getta usano oltre 1/3 in più d’acqua rispetto ai pannolini lavabili, inoltre, mentre l’acqua di scarto derivante dal lavaggio dei pannolini in stoffa è relativamente innocua, le acque di scarico provenienti dalla produzione di cellulosa, plastica e idrogel contengono solventi, metalli pesanti, polimeri, diossine e furani.
L’impatto ambientale derivante dallo smaltimento di tali materiali è considerevole. Anche la
produzione di pannolini in stoffa ha il suo impatto ambientale ma è di gran lunga inferiore a quello dei pannolini monouso proprio perché la vita dei pannolini lavabili è superiore a quella degli usa e getta (un pannolino lavabile è progettato per resistere ad oltre 250 lavaggi). Per queste ragioni sono da preferire i pannolini riutilizzabili che si comprano una sola volta, si riutilizzano per tutto il tempo necessario, eventualmente anche per un altro figlio, risparmiando alla mamma lo stress di dover sempre inseguire le offerte promozionali dei vari punti vendita. Inoltre questi, rispetto ai vecchi panni usati sino agli anni ’70, sono pratici e comodi come gli altri pannolini, hanno lo stesso potere assorbente, ma si lavano in lavatrice come il bucato bianco e non si stirano.
Sono fatti, per la parte a contatto con la pelle del bambino, con tessuti naturali come il cotone, non trattati con sostanze chimiche, mentre per l’imbottitura interna, che ha il compito di trattenere la pipì vengono utilizzate le più moderne fibre ad alto potere assorbente, traspirante ed idrorepellente.
Questi pannolini lasciano respirare la pelle garantendo allo stesso tempo una temperatura fisiologica naturale della pelle.
Ma a parte gli aspetti etici ed ambientali, i vantaggi dal punto di vista economico sono ancora più evidenti.
Si consideri che una famiglia nella quale entra a far parte un bambino spende all’anno per l’acquisto di pannolini monouso fra i 600 e i di 1000 euro [costo minimo una confezione 20 pezzi 9 euro (utilizzo medio/minimo nei primi due anni 6 pannolini al giorno) x 9 pacchi al mese x 12 mesi = 972 euro], a questo si deve aggiungere una quota di spesa della bolletta dei rifiuti che è relativo alla raccolta e smaltimento…
A fronte di una spesa minima di circa 2000 euro (per alcune marche il costo può arrivare sino a 2700 euro) nei primi 2 anni e mezzo di vita del bambino con i pannolini usa e getta, abbiamo infatti un costo di acquisto per pannolini lavabili di circa 400 euro. In questo modo una famiglia può risparmiare sino a 1600 euro.
Si opinerà però che sussiste un costo per la famiglia dovuto al lavaggio dei pannolini. Questo è vero ma quattro conti dimostrano come risulti ancora conveniente la scelta dei pannolini lavabili su quelli usa e getta.
Una famiglia in genere utilizza la lavatrice per lavare i panni bianchi almeno una volta alla
settimana, più spesso due. Possiamo aggiungere ai panni bianchi anche i pannolini dei nostri bambini impostando la temperatura dell’acqua a non più di 60° C (per una questione di risparmio) anche se tutti i pannolini lavabili in commercio tollerano temperature di lavaggio sino a 90-95 °C.
Se vogliamo fare dei lavaggi aggiuntivi consideriamo il fatto che con 1 m3 d’acqua sono possibili 20 lavaggi e che il costo di 1 m3 d’acqua è inferiore a 1 euro, a questo va aggiunto il costo del detersivo che ammonta a circa 20 centesimi a lavaggio ed il costo dell’energia elettrica. Con 40-50 centesimi possiamo lavare sino a 5 chili di pannolini che corrispondono a circa 15 pannolini bagnati di pipì mentre ogni volta che usiamo un pannolino usa e getta spendiamo da 30 a 45 centesimi.
Ma non abbiamo ancora affrontato la questione del risparmio per la collettività che è altrettanto grande: un bambino infatti produce sino a una tonnellata di rifiuti nel periodo che va dalla nascita all’uso del vasino. 1000 chili per ogni bambino costano 139,86 euro che moliplicati per i circa 400 bambini in età da pannolino (nel comune di Rosà) portano i costi di smaltimento attorno a 55.000,00 euro all’anno.
Come dimostrato l’abitudine di acquistare acqua in bottiglia di plastica e pannolini usa e getta per i propri bimbi è ormai consolidata, ma è una tendenza dispendiosa e altamente inquinante che andrebbe corretta così come l’uso di stoviglie a perdere e l’abitudine a buttare tutto ciò che all’apparenza non serve più.
Per questo motivo il Comune dovrebbe attivare un’attività di sensibilizzazione all’utilizzo dell’acqua del rubinetto e all’uso dei pannolini in tessuto lavabili ed a consigliare l’uso di prodotti con piccola impronta ecologica.……”

I pannolini lavabili risultano ad oggi quindi una valida alternativa per almeno 3 aspetti:

- per il BENESSERE dei nostri bambini:
I pannolini lavabili sono costituiti da fibre naturalmente assorbenti che garantiscono la traspirazione. Il sederino dei nostri bimbi non resta a contatto con la plastica e con i componenti chimici utilizzati negli usa e getta per garantire la massima assorbenza; questo porta ad una diminuzione dei casi di irritazione da pannolino, ed allo stesso tempo ad un più precoce svezzamento dal pannolino in quanto la sensazione di essere “pulito” con i pannolini tradizionali non stimola la autosufficienza.
I genitori che hanno già avuto figli e chiunque si sia mai trovato a dover cambiare un pannolino sa, che quando si apre, al suo interno, si è sviluppato un grande calore di 1,1°C superiore a quello della pelle. Questa situazione si può paragonare ad uno stato febbrile costante in cui gli organi genitali dei nostri bambini si sviluppano per i primi 3 anni. Ancora non sono note le conseguenze che questo “effetto serra” provoca sul sistema immunitario. È stato però riconosciuto che questo calore innaturale è una concausa della sterilità del maschio occidentale moderno (università Christian – Albrecht di Kiel). Anche le bambine possono riportare gravi conseguenze: si rileva infatti un aumento delle vaginiti croniche in età pediatrica
Il mantenimento della temperatura fisiologica della pelle con i pannolini lavabili è quindi un fattore molto rilevante.

- per la TUTELA DELL’AMBIENTE:
Ogni bambino cambia in media 6000 pannolini usa e getta nei suoi primi 3 anni di vita. Questi si trasformano in una tonnellata di rifiuti non differenziabili, il 10 % di tutti i rifiuti urbani, che necessitano di 500 anni per decomporsi.

- per il notevole RISPARMIO ECONOMICO che ne deriva dall’utilizzo:
I circa 6000 pannolini che usiamo nei primi tre anni di vita per i nostri bimbi ci fanno spendere dai1500 ai 2000 euro. Con i lavabili la spesa varia dai 200 agli 800 euro a seconda del modello che scegliamo. E se poi decidessimo di avere un altro bimbo? Allora la spesa sarà uguale a zero!!! Non vi sembra un bel risparmio?

Se volete saperne di più, visitate il sito, è un sito gestito dal gruppo “non solo ciripà”, che è composto da genitori di tutta Italia che intendono, senza scopo di lucro, diffondere la conoscenza dell’uso dei moderni pannolini lavabili. In esso vengono fornite tutte le informazioni circa le tipologie esistenti in commercio, testimonianze e consigli da parte di chi li ha usati, nonché notizie circa gli incentivi forniti nei vari comuni in Italia (si va dalla fornitura di un kit prova gratuito, al rimborso per parte della spesa sostenuta per l’acquisto, alla riduzione della tassa sui rifiuti, all’impiego di questi pannolini negli asili comunali).

PENSATECI
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